visita il sito www.snaidero.it
Il design al bivio: quest'anno al Salone del mobile si è imposto un aut aut molto chiaro. Da una parte, la tentazione fashion: mobili divertenti, sorprendenti, colorati o minimalisti, in sintonia con le oscillazioni del gusto della moda. Corollario di questa tentazione, designer di richiamo, comunicazione pretenziosa, mobili che costano molto e stancano presto. Dall' altra, un design che si rimbocca le maniche e accetta di affrontare i grandi problemi di oggi. Un movimento coerente, anche se difficilmente etichettabile: qualche giorno fa ci ha provato l' "Herald Tribune", chiamandolo Utilitarianismo. Per semplicità di ragionamento potremmo parlare di neopragmatismo, di ritorno a una sana concretezza. Parola che significa attenzione alle implicazioni e alle conseguenze del lavoro creativo e della produzione.
Lo sintetizza bene la designer Paola Navone: «Non affronto il problema in linea teorica, non me lo pongo come punto di partenza, ma mi preoccupo di tanti aspetti del nostro lavoro che ne fanno certamente parte. Per esempio utilizzando sempre, quando è possibile, i materiali di scarto dell'industria per produrre oggetti di design, oppure per battagliare con le aziende perché i mobili non costino un' esagerazione».
Neopragmatismo significa anche design che torna a esaltare il rapporto tra forma e funzione in sintonia con la domanda di concretezza che proviene anche in altri ambiti dalle associazioni di consumatori. «Basta con il bel design», conferma Matteo Thun, anche se tiene a precisare che il design funzionalmente rigoroso «non ha nulla a che fare con il minimalismo, un fenomeno che era diventato soprattutto una moda». Un neoutilitarismo ben rappresentato dai mobili che vanno bene sia in interno che in esterno. Mobili polivalenti che vanno dappertutto: il corrispettivo del jeans nell' arredamento.
Tratto da La Repubblica del 23 Aprile 2009
0 commenti